Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
I veri indignati

Filippo ha 26 anni e da due fa il carabiniere. Sabato 15 ottobre era in Toscana per un matrimonio. Non era in servizio quindi alla manifestazione. Oggi, durante un pranzo, alcuni suoi coetanei lo hanno attaccato: non avete fatto abbastanza, non intervenite contro gli infiltrati, i vostri capi sono delle teste vuote, i capi dei capi dei venduti. Filippo sorride e fa sì, sì con la testa. Sempre colpa nostra, ripete. Se li meniamo ci criticano. Se non li meniamo ci criticano pure, replica a un certo punto. Se li notiamo, fin quando non fanno un passo falso, non possiamo intervenire. E se il primo passo è improvviso dobbiamo fare attenzione a non colpire i manifestanti pacifici. E se il loro primo passo è violento non sempre siamo equipaggiati bene. Ma sapete quanti tagli abbiamo subito con la finanziaria? Manco fossimo un ente culturale.
Poi, dà un po' di numeri. L'unità dei Carabinieri dedicata all'ordine pubblico a Roma è composta da 320 componenti circa. Sabato di sicuro sono arrivati i rinforzi da altre città (stiamo parlando solo dei Carabinieri). Le manifestazioni sono pacifiche e senza spese per i partecipanti residenti, hanno invece un costo per lo Stato. I diritti hanno sempre un costo. A volte basso: un carabiniere che faccia servizio nel reparto ordine pubblico prende 7 euro lordi in più a uscita. E se capita un'uscita come quella di sabato, sempre 7 euro. Infatti, Filippo mica è scemo: sta nel settore pattuglia, non in quello ordine pubblico. È anche lui indignato, proprio perché non guadagna tantissimo e i viaggi li fa solo quando esce un'offerta Groupon conveniente. In piazza, sia lavorare, sia a protestare, ci sarebbe stato anche bene. Ma non c'era. Però oggi dice: esserci o non esserci è la stessa cosa, sempre colpa mia è, se parlo di fatti simili con alcuni amici. Meglio non farle ste cose. Ci perdi pure.
Filippo ha la stessa età di molti indignados. A lui fare il carabiniere piace, a molti suoi colleghi no. Ma non hanno tante alternative. Come quelli che lavorano nelle fonderie, nei negozi, nelle case come idraulico o elettricista, negli ospedali come infermieri. Perché non è vero che il lavoro manchi totalmente: alcune dei mestieri appena citati sono ricercatissimi. Il problema è che non corrispondono al titolo di studio di tanti giovani che, giustamente, protestano per questa dolorosa discrepanza, e non solo nella giornata mondiale degli indignati (si avvicina il 17 novembre). Questi giovani sono indignati soprattutto perché si sentono defraudati di quella certezza assimilata da piccoli: nella società della conoscenza l'istruzione è la chiave d'accesso per il futuro. Gli hanno mentito o forse hanno fatto male i calcoli (penso più la seconda). Fanno bene quindi a protestare. Ma proprio quell'istruzione dovrebbe loro far valutare a fondo la dignità che c'è dietro ogni scelta lavorativa, come quella di Filippo, che si offende pure se gli dicono: "non ce l'ho con te ma con i tuoi capi: tu sei solo una pedina che prende ordini".
Ora rischierò di slittare in una parafrasi pasoliniana di questa storia. Non posso non ricordare che FIlippo è indignato come gli altri, per età e sentimenti, ma lavora. E io non lo so perché solo in Italia, e in nessun altro dei 95 paesi coinvolti nella protesta internazionale di sabato, siano successi scontri così violenti: una destra complottista, una parte della sinistra che non ha mai preso distanze troppo nette dai metodi violenti, la strumentalizzazione delle parti in causa... Io so solo che simili scontri si verificano sempre nei momenti e nei posti in cui le istituzioni sono più deboli e in cui chi ci rimetterà in un modo o nell'altro saranno quelli come Filippo. Perciò non aggiungiamo al danno la beffa: non pensiamo che Filippo sia un poveraccio che prende ordini da un cretino. Non siamo "biologicamente" o "costituzionalmente" superiori a nessuno. Filippo fa il suo dovere e per giunta non si arricchisce facendolo.
Forse non basta più la solidarietà del giorno dopo alle forze dell'ordine o ringraziarle, come spesso si fa, in passaggi obbligati dalla retorica politica. Dato che molti militari sono indignati come gli altri, e in alcuni casi più degli altri, perché magari da un governo di centrodestra alcuni di loro non si sarebbero mai aspettati un trattamento simile, forse andrebbero sostenuti con più sincerità e convinzione. Forse, oggi, dovremmo protestare con loro. Non è una provocazione ma una proposta. Tra l'altro in linea con la scelta del Pd rispetto alle manifestazioni promosse da altri soggetti politici o sociali: partecipare a tutte le iniziative per ascoltare tutti. Ecco, penso che dovremmo ascoltare anche l'altra parte in campo sabato 15 ottobre. L'altra parte dell'indignazione.

Manuela Sammarco. Pubblicista, dottore di ricerca in materie letterarie. Ha lavorato per Sherpa Tv. Ha collaborato con l'area formazione del PD. Fa parte della Presidenza nazionale di LIBERTA'eguale. Twitter: @LaSammarco
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