Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Pd: meno siamo, più belli sembriamo?

Delle reazioni all'assemblea di Modem di lunedì 10 ottobre mi hanno particolarmente colpito quelle di alcuni esponenti della segreteria nazionale del Pd. Coloro che sembrano caratterizzare l'indirizzo politico della gestione Bersani del partito e che quindi possiamo a pieno titolo ritenere l'incarnazione di quella concezione forte e strutturata, non personalistica, che si persegue in questa fase. Alludo a Stefano Fassina e Matteo Orfini, per non essere ipocriti.
Sarcasmo e giudizi sprezzanti su un'ipotetica alleanza con Scajola per realizzare il programma della BCE che sarebbe il vero obiettivo di Veltroni. Questo il tono di un post su Facebook.
Ma lasciando da parte il bon ton, quello che preme sottolineare è che, come nella vicenda dei Radicali alla Camera, emerge un atteggiamento a escludere piuttosto che a includere. Mai ci si fa carico delle ragioni degli "altri" neanche se questi sono dei "nostri". Abbandonato ogni sforzo inclusivo si esaltano i punti che dividono. Torna il desiderio di fare chiarezza e i nemici sono, come è successo più volte, i vicini non i lontani: i riformisti attratti dal neoliberismo per intenderci! Tutto scivola sul nominalismo, e ci si dimentica quella spinta al superamento degli approcci ideologici che tanta parte è della ragione d'essere di un partito "pluralista". Il pluralismo è condizione essenziale per uno schieramento che ambisce a rappresentare più voci e più storie, possibilmente quella maggioranza necessaria per governare in momenti turbolenti.
Ma la cosa che rasenta il paradosso è che questi esponenti della segreteria nazionale molto critici per l'assenza di legittimità democratica delle istituzioni finanziarie e delle altre istituzioni della governance reale del nostro mondo non si interroghino sulla loro legittimità democratica. Gli basta identificarsi nel segretario che li ha nominati! È il leader che legittima: bell'esempio di priorità della ditta sul populismo personalistico.
Cooptati in segreteria non hanno attraversato altri processi di legittimazione della loro leadership che non siano interni, frutto di relazioni personali, sempre nei quartieri generali mai al fronte.
E qui emerge il problema vero, la chiave d'arco di ogni riflessione sulla natura del partito, sulla sua organizzazione e sulla sua democrazia interna. Il processo che dà autorevolezza all'autorità.
Se la sovranità appartiene agli iscritti, i dirigenti cooptati prima o poi pretenderanno di avere l'ultima parola sulle decisioni importanti e si riproporrà la logica di quei partiti che hanno già mostrato i loro limiti. Se la sovranità la si sposta verso gli elettori, con regole e procedure efficaci, l'emersione dei leader interni corrisponderà sempre più ad un processo di legittimazione esterna. E si potranno sperimentare forme di rappresentanza adatte al nostro tempo.
Ma di questo non si parla. È un tema che resta nell'ombra e che, nei documenti di preparazione della mitica assemblea programmatica, viene formulato in modo ambiguo, dove si ritrova tutto. Bisognerà invece affrontare il problema con un modello generale che ridotto all'osso si può descrivere così: decidono le segreterie o gli eletti? Gli organi dirigenti devono essere composti da "funzionari" o da eletti? L'autorevolezza ai leader la concede il partito o l'essere stati eletti? Solo affrontando di petto questo tema emergerà la necessità di una forma organizzativa basata sulla collaborazione - a volte anche competitiva - tra una presenza sul territorio - i circoli, le fondazioni, varie forme di presenza - e coloro che sono stati eletti a rappresentare, veri e propri professionisti della rappresentanza che in quanto tali conoscono l'importanza dell'essere "parte" di qualcosa di più complesso e negoziano con le organizzazioni che raccolgono il consenso

Mario Rodriguez. Consulente di comunicazione, è docente all'Università di Padova e Milano. Nel '94 ha fondato la MR & Associati Comunicazione. Ha curato l'edizione italiana de La rivoluzione silenziosa di R. Inglehart, I Neoconservatori di P. Steinfel e L'uso pubblico dell'interesse privato di C. Schultze. Twitter: @marodri
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